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M. Hiroshi Shirai

Hiroshi Shirai nasce il 31 luglio 1937 a Nagasaki (Giappone).

Egli è, molto probabilmente, il Maestro giapponese che maggiormente ha contribuito a sviluppare il karate nel nostro paese.

 Durante la permanenza all'università Komazawa di Tokyo (dove si laurea in geologia) si allena nel karate e consegue il titolo di istruttore della Japan Karate Association.

Poco dopo frequenta il corso di Maestro di Karate (Shihan) e ne esce abilitato come C.N. 5° dan, per le funzioni di arbitro, esaminatore e istruttore.

Nel 1962 conquista a Tokyo il titolo di campione del Giappone, confermato nel 1963 a Kyushu.

Nel 1965, dopo aver viaggiato in Africa e in America, decide di vivere ed insegnare il Karate, secondo lo stile Shotokan, in Italia.

Da febbraio ad ottobre insieme ai maestri Kase, Kanazawa, Enoeda dimostrazione ed insegnamento in USA, Europa e Sudafrica.

Le dimostrazioni di questo Maestro sono "spettacoli" e gli spettatori rimangono incantati dalla forza che è sprigionata nei suoi Kata e la determinazione che traspare dai suoi occhi è stata spesso definita eccezionale. Per il suo particolare modo di muoversi è soprannominato "La Tigre"

Nel 1966 fonda l'Associazione Italiana Karate (AIK). Nel 1969 diventa 6° Dan, nel 1970 fonda la FESIKA (Federazione Sportiva Italiana Karate). Nel 1974 diventa 7° Dan, nel 1978 è l'artefice principale dell'unificazione tra la FESIKA e la FIK, nel 1979 fonda l'Istituto Shotokan Italia (ISI). Negli anni ottanta è presidente della Commissione Tecnica e commissario tecnico delle nazionali che si sono susseguite. Nel 1986 diventa 8° Dan.

. Nel novembre del 1989 insieme ad un gruppo di maestri e futuri dirigenti ha fondato la F.I.K.T.A. di cui è direttore tecnico. La federazione ha già raccolto nelle sue fila oltre 500 società, 25.000 iscritti e 1.000 tecnici, di gran lunga fra i più qualificati a livello nazionale, oltre ai migliori atleti, vincitori di numerose medaglie d'oro sia in campo europeo che mondiale. Lo sviluppo del Karate Tradizionale in Italia è frutto del suo competente ed appassionato insegnamento.

E nel 1999 diventa 9° Dan.

A lui rivolgiamo il nostro deferente ringraziamento.

 

Attualmente il Maestro è 9° Dan.

È osservazione corrente, rilevare come, ai giorni nostri, vi sia una larghissima parte di uomini che affermano di aver compiuto atti, ricerche o esperienze ad essi, nella realtà, del tutto sconosciuti. Si comportano così perché, impressionando con le parole, nascondono la loro sostanziale povertà spirituale di cui potremmo anche dolerci se non dovessimo constatare che la generalizzata mancanza di senso critico, la scarsa volontà di approfondire le apparenze ed un crescente disimpegno culturale consentono loro di affermarsi progressivamente raggiungendo risultati che assolutamente non meriterebbero.

È a questo tipo di uomo che dobbiamo cercare di contrapporre una personalità che, pur cosciente dei propri limiti e pur pienamente convinta di non poter attingere la perfezione, si sforza ogni giorno di correggere i propri errori con pazienza e con umiltà.

Questo tipo di uomo deve costituire il nostro modello comportamentale e non solo per una forma di nostro, personale, arricchimento ma per dare un contributo concreto a modificare dal di dentro una società che sembra privilegiare sempre di più chi non merita. E necessario, in altri termini, essere uomini che sappiano dimostrare con i fatti le proprie capacità mettendo a frutto gli sforzi compiuti per acquisire conoscenze utili a sé stessi ed agli altri.

Importante, ed addirittura pregiudiziale, è avere la convinzione che la ricerca della perfezione nella coscienza della propria perfettibilità è possibile solamente quando il proprio livello culturale, inteso nel senso spirituale e non certo nozionistico del termine, è mantenuto alto.

Mantenere alto il proprio livello significa, soprattutto, ripercorrere continuamente il cammino intrapreso rivivendo sempre i vari momenti, i diversi gradi, le necessarie esperienze progressivamente vissute.

La ricerca di un vertice sempre più alto non farà diminuire, in questo modo, l'estensione della base di quella piramide con cui si può configurare la vita e la solidità della base è premessa di analoga forza della sommità: un punto estremo di cui si conosce l'esistenza ma che non si sa quanto in alto possa essere.

Sono queste le fondamenta ideologiche con cui affronto l'allenamento pienamente convinto, come sono, che esso rappresenti la visualizzazione di concetti interiori dai quali tutte le tecniche traggono un valore infinitamente più alto. Io spero che chi seguirà il mio manuale non perda mai di vista questa introduzione: in caso contrario farà solo dell'ottima ginnastica.

HIROSHI SHIRAI